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Senza velo 

di Virginia Saccalupi

Anni Settanta. Mentre nel convento le ore si susseguono lente e disciplinate, fuori infuriano le manifestazioni di piazza e le battaglie per i diritti delle donne. Le vite di Veronica, bambina già adulta e femminista in erba, di Isabella, suora mancata e innamorata della sua ex insegnante, e di Agnese, monaca che si "sconsacra" preferendo amare una donna alla luce del sole, si intrecciano nel dipanarsi di detto e non detto, paura e coraggio, lotte e silenzi. Intorno a loro, le mura della scuola racchiudono timori e sogni d'infanzia, preghiere mattutine, presunti miracoli e tanti soprusi che, in quegli anni, ancora non venivano chiamati per nome. L'amore, intanto, giovanissimo o carico di anni, si rivela nelle ore del presente o ritorna malinconicamente al passato. Altre volte, invece, si mette il velo e corre a rintanarsi come polvere sotto al tappeto. Ma quando l'amaro conformarsi resta chiuso in bocca, la vita fuori, quella di tutti, innalza mura ancora più alte.

ISBN: 9788832101324

Pagine: 224

Prezzo: 14€

Intervista all'autrice

Perché hai deciso di ambientare la storia in un convento?

Ho ambientato la storia in un convento perché sono stata ispirata dal libro Dentro il convento di Rosemary Curb e Nancy Manaham, in cui si parlava di amori fra suore. Fece scalpore perché le donne intervistate ebbero il coraggio di uscire allo scoperto e di abbandonare il velo.

Qual è la tua definizione di “femminismo”? 

Il femminismo è la mia festa, diceva Carla Lonzi. Ebbene il femminismo, o meglio i femminismi - come si chiamano oggi per includere tutte le donne di qualsiasi provenienza, orientamento, etc. - è una festa. Significa infatti stare insieme e, nel rispetto delle differenze, lottare unite. Certo, alla festa si arriva attraverso il dolore e lo sconcerto per quanto ci circonda ma la speranza non va mai perduta. 

Come si può conciliare secondo te la visione della Chiesa con i temi sociali (aborto, femminismo, omosessualità)?

Non mi interessa la posizione della Chiesa. Io, addirittura, sono atea. Quello che mi dà fastidio è l'ipocrisia, il predicare bene ma razzolare male, come si suol dire. Non è ammissibile ergersi a modello per le persone e poi agire allo stesso modo di ciò che viene criticato. Mi preme che i diritti delle donne e delle persone Lgbtqia - spero di avercele messe tutte - vengano rispettati e difesi.

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